In questo mese – 26 MAGGIO – Ordinazione sacerdotale di don Luigi Guanella

Condividi questa notizia

«Ricordo, come se fosse oggi, la imponente maestà del vescovo Frascolla ordinante, le esortazioni di fuoco dirette a tutti noi, e le tenere raccomandazioni che ci fece, dopo averci impresso sulla fronte il bacio della pace»: così nella sua autobiografia Le vie della Provvidenza, dettata verosimilmente nel 1913-1914, don Guanella ricorda la sua Ordinazione sacerdotale.

Era il 26 maggio 1866, festa della Santissima Trinità, centosessant’anni fa e, contrariamente alla tradizione, la celebrazione avveniva nella cappella dell’Episcopio di Como, perché la città era sconvolta dagli avvenimenti del Risorgimento italiano e il Seminario era occupato dai soldati.

In monsignor Bernardino Frascolla, don Guanella vedeva il martire perseguitato dal potere politico a causa delle ostilità che dominavano le relazioni dello Stato verso la Chiesa.

Forse furono anche queste circostanze che lo indussero a formulare il proposito del suo sacerdozio: «Voglio essere spada di fuoco nel ministero santo»: fuoco nell’annuncio del Vangelo, con la testimonianza di vita e una solida preparazione culturale.

Tra i titoli che don Guanella esprimerà per definire l’immagine del sacerdote nell’operetta Saggio di ammonimenti ce n’è uno che potrebbe essere la sintesi di tutti: «figura di Gesù Cristo».

Un’immagine che forse a noi oggi non è più abituale, ma che è stata ripresa recentemente da Papa Leone XIV nella sua lettera al clero di Madrid dicendo che il sacerdozio nel suo nucleo più autentico è l’essere «alter Christus», attraverso «un ministero vissuto nell’intimità con Dio» e il «servizio concreto alle persone».

A Savogno, dove ad un anno dall’Ordinazione sacerdotale don Guanella fu inviato come economo spirituale, i fedeli erano spettatori della sua vita e delle abbondanti iniziative che promuoveva per alimentare la loro fede, a tal punto che si diceva: «Circondate di mura Savogno e ne avrete un convento».

Uomo di preghiera e di apostolato concreto, testimone della presenza di Gesù e della forza del suo amore, era convinto della necessità di manifestare la vicinanza di Dio a tutti attraverso le opere.

Don Guanella diede sempre il meglio di sé affinché il messaggio evangelico fosse comprensibile a tutti e mantenuto nella sua genuinità, anche divulgandolo attraverso numerosissimi scritti, le cosiddette “operette” di tono popolare.

Per don Guanella, il sacerdote non è solo un dispensatore di sacramenti, ma un “padre” che si fa carico delle miserie umane, portando la Provvidenza divina dove c’è più bisogno. È un “pastore” con “l’odore delle pecore”, un “punto di riferimento sicuro” in un mondo spesso segnato da ideologie devianti e povertà. La sua visione del sacerdozio era profondamente cristocentrica, basata sulla carità e sulla dedizione totale al servizio degli altri, specialmente dei più fragili.