Lo sport, una “scuola di valori”

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Nel 1954 l’alpinista Walter Bonatti (1930-2011) durante una spedizione sul K2, aiutò il suo compagno di scalata Riccardo Cassin (1909-2009), in una situazione di grande pericolo. Cassin, che non stava bene fisicamente, si trovò in difficoltà durante una scalata, e Bonatti, nonostante le sue stesse difficoltà, lo aiutò a scendere dalla montagna, mettendo a rischio la propria vita per soccorrerlo. In quella spedizione, la solidarietà non venne solo da Bonatti, ma anche da altri compagni di alpinismo, mostrando che anche nei momenti più estremi, l’unione e il supporto reciproco tra alpinisti è fondamentale. Bonatti dimostrò che la montagna non è solo un campo di competizione, ma un ambiente in cui la vita e la salvezza di ciascuno dipendono dalla solidarietà degli altri.

In questo mese di febbraio si tengono le Olimpiadi Invernali 2026 (Milano-Cortina 6-22 febbraio 2026): moltissimi sportivi, numerosi giornalisti e appassionati dei giochi invernali arriveranno in Lombardia da tutto il mondo, giungeranno nelle nostre valli, visiteranno la nostra città, passeranno per le nostre strade, fino a giungere in Valtellina, a Bormio e Livigno.

Lo sport, quando è vissuto in modo sano, è un vero e proprio strumento per la crescita umana e sociale delle persone, perché cura le relazioni, aiuta a saper rispettare le regole, a confrontarsi con i propri limiti, insegna, attraverso la fatica, la giusta competizione e il gioco di squadra.

Come cristiani riconosciamo il valore del corpo e riteniamo che la dimensione fisica non è secondaria rispetto a quella spirituale, anzi la persona è un’unità di corpo e anima. In questo senso, l’attività sportiva aiuta ad imparare disciplina, costanza, attenzione: qualità che non restano confinate al campo di gioco, ma si riflettono nella vita quotidiana.

Lo sport è una “scuola di valori”: il rispetto delle regole, la lealtà verso l’avversario, lo spirito di squadra, la capacità di accettare la sconfitta senza umiliazioni né rancori. Vincere è importante, certo, ma non è tutto. Anzi, saper perdere è considerato uno degli insegnamenti più preziosi dello sport, perché educa all’umiltà e alla resilienza.

Purtroppo accanto ai valori educativi dello sport, vi sono anche alcune criticità, che non sono mancate già durante la fase di preparazione a questo evento sportivo: la crescita esagerata dei prezzi per alloggiare o partecipare alle gare, le controversie sul passaggio della fiaccola olimpica e le polemiche sul servizio di ordine pubblico.

Negli ultimi decenni, i Papi sono intervenuti spesso mettendo in evidenza la dimensione educativa dello sport. Giovanni Paolo II parlava dello sport come di una palestra di virtù umane e cristiane; Benedetto XVI ne sottolineava il valore educativo; Papa Francesco ha insistito soprattutto sull’aspetto inclusivo, mettendo in guardia da uno sport che esclude i più deboli o umilia chi resta indietro. Per lui, lo sport deve restare un linguaggio universale, capace di creare ponti e non barriere.

Papa Leone XIV ha definito lo sport come una «via per costruire la pace», un mezzo prezioso di formazione umana e un riflesso della bellezza di Dio, capace di unire le persone. In occasione del Giubileo degli Sportivi 2025, ha sottolineato l’importanza di superare l’individualismo, promuovendo lo sport come strumento di incontro, fratellanza e crescita interiore.

Vogliamo augurare agli sportivi che gareggeranno che questo evento possa essere per loro una grande opportunità: un luogo in cui il corpo, la mente e le relazioni si intrecciano, e dove si può imparare a dare il meglio di sé senza perdere di vista l’altro. A patto, però, che al centro resti sempre la persona, non il podio.

don Nico Rutigliano, rettore