Non fu propriamente secondo i canoni tradizionali di festa l’ingresso di don Guanella nella parrocchia di Pianello del Lario in quella tarda sera di novembre del 1881, con un carretto sul quale aveva caricato il letto e pochi mobili e faticando a farsi aprire la porta della canonica perché tutti immersi nel sonno. Meno ancora il pranzo di ingresso del giorno dopo: «un’allegra polenta con un po’ di formaggio». E pure con l’immeritata fama di prete montanaro dalla testa calda, che lo aveva preceduto.
Aveva obbedito al Vescovo di Como, monsignor Pietro Carsana, che aveva insistito perché concorresse per quella parrocchia dopo la morte del parroco don Carlo Coppini. Don Guanella però pose la condizione di non prenderne investitura, perché manteneva la sua idea fissa di fare un po’ di bene a quanti erano nel bisogno, nella sofferenza o si sentivano abbandonati da tutti. Anche il gruppo di giovani donne che conducevano il piccolo ricovero per anziani e ragazze del paese in località Camlago si mostravano titubanti, così che «per cinque anni visitava regolarmente l’ospizio tenendo una conferenza alle maestre ed altra alla sera del dì festivo alle orfanelle, non più non meno per cinque anni, e intanto si pregava e si attendeva».
Furono giorni di sofferenza. Scrive don Guanella stesso: «La cura d’anime non bastava in una popolazione di scarsi mille abitanti ad esaurire la mia attività… L’ospizio mi suggeriva ingerenze limitate… non avrei retto a starmi inoperoso. Un pensiero mi martellava: “Sei tu in strada o fuori?…” e intanto che pregavo mi diedi indefessamente allo studio».
A don Nicola Sivestri, amico e compagno di seminario, scriveva: «non mi trovo pentito di aver obbedito al Vescovo e intendo obbedirgli fino alla fine. Quanto alle difficoltà della pubblica opinione concedo in parte e in parte nego, perché senza difficoltà non si fa un bene. Quanto ai miei progetti, rispondo che intendo coll’aiuto del cielo di lavorare senza posa. Del resto quod Deus vult [quel che Dio vuole]».
Nel 1885, quando finalmente si era posto ormai a capo della piccola istituzione di Camlago, il Vescovo gli chiese un resoconto della situazione e il programma di ciò che si proponeva.
Don Guanella stese un documento nel quale, sinteticamente ma chiaramente, indicava le linee essenziali del suo progetto. L’occasione solenne di atto ufficiale, l’autorità di chi lo richiedeva, la data, la materia, conferiscono straordinaria importanza a questo documento.
Affermerà più tardi: «Questo ho di bene, che non provo rincrescimento veruno di aver seguito fin qui la voce del cuore e le indicazioni del superiore».
La sua obbedienza ricca di fede sarà all’origine dello sviluppo delle sua Congregazione femminile delle Figlie di Santa Maria della Provvidenza e di tutte le sue Opere.