In questo mese – Beato Card. Andrea Carlo Ferrari

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Si erano conosciuti ai primi di settembre del 1891 a Castiglione delle Stiviere, paese natale di San Luigi Gonzaga, durante la celebrazione del terzo centenario della nascita del giovane Santo, in un modo un po’ insolito. Don Guanella era preceduto come al solito da dicerie e pettegolezzi ben noti, anche da parte di confratelli sacerdoti. Ammesso al termine del pranzo alla presenza di mons. Andrea Ferrari, Vescovo di Guastalla e da poco eletto alla sede di Como, ma ancora in attesa dell’ingresso in Diocesi, riunito con altri prelati, don Guanella si sentì direi con schiettezza: «Ecco il sacerdote del quale abbiamo mormorato». Cominciò allora un’amicizia che si sarebbe prolungata fino alla morte di don Guanella, venticinque anni di sostegno reciproco nelle calunnie, negli attacchi mediatici e diretti dai quali furono travolti entrambi a più riprese. Per don Guanella fu l’aperta persecuzione dell’Autorità politica e la freddezza di quella religiosa e per Ferrari l’accusa di modernismo e le difficoltà con la Curia romana e con Papa Pio X. Entrambi non si lasciarono condizionare dalle dicerie: furono amici e si sostennero. Da parte suo il Vescovo capì che sotto quel prete che era nell’occhio del ciclone vi era una forza capace di riempire d’amore la sofferenza di tanti. Ne divenne un fervente sostenitore fin dagli inizi. Forse anche perché, come ha scritto don Guanella, «Con praticare le opere di misericordia i cristiani moltiplicano l’amicizia fra loro» (Pensieri intorno all’Anno Santo 1886, III 1048). Nel suo ministero Ferrari non dimenticò mai le sue umili origini, spendendosi anche per alleviare le povertà dei suoi fedeli, fino alla creazione di quella che diventerà poi l’ ”Opera Cardinal Ferrari”.

Ebbe a dire di essere andato spesso a trovare don Guanella durante i tre anni in cui fu Vescovo a Como e di averlo visto sempre impegnato a lavorare per i poveri. Lo chiamava a rapporto, si confidava, ne parlava a tutti, lo difendeva, all’occorrenza lo correggeva, sfidando anche i malumori di alcuni condiocesani, preti e laici.

Non poco dovette costargli anche da cardinale di Milano difenderlo, dissentendo da cardinali romani altisonanti come Rampolla o Merry Del Val o Respighi, e soprattutto con un atteggiamento diverso dal suo successore nella Diocesi comasca, mons. Valfrè, che non l’ebbe mai in simpatia.

Consigliò la costruzione di una chiesa aperta a tutti dedicata al Sacro Cuore, annessa alla Casa di Como, consacrandola nel 1893. Celebrò le esequie di don Guanella, lodando la sua carità con lo splendido inno di San Paolo (1Cor 13).

In occasione del Pellegrinaggio Lombardo del 1893 Ferrari nominò Guanella “rappresentante della Diocesi di Como” presso il Papa.

Quando don Guanella chiede ai futuri Superiori e alle Superiore delle sue Congregazioni di essere uomini e donne di misericordia, porta impresso nell’animo quel modello di relazione improntata da Ferrari nel suo ministero episcopale, che egli stesso sperimentava: calda, affettuosa, vicina, basata sulla fiducia, mai castigatrice e mai severa. Ferma nei principi, chiara nella comunicazione, assai schietta nei punti di vista, ma poi larga, paziente, molto presente.