«In una serata dell’aprile 1886 [il 5 aprile] si presentarono alla riva del lago due suore [Maria Mambretti e Martina Silvetti], con alcune orfanelle, e là pronta era una barchetta con quattro letti e poche masserizie. Il nostro padre Mario Bosatta, che non ne sapeva nulla, vedendo esclamò: “Ho capito… Ecco lo sciame che si stacca dall’alveare…”» (L. Guanella, Appunti sulla storia della Casa di Provvidenza. Bozzetti).
L’imbarcazione era guidata dal sacrestano e barcaiolo Pietro Morelli. «Si recitò breve preghiera, si benedissero e partirono recando in una barchetta tutto il mobilio della propria fondazione […]. Giunsero a Como la mattina seguente avendo consumata la notte in continue preghiere» (L. Guanella, Un fiore di virtù da terra trapiantato nel paradiso), per dare inizio alla “Piccola Casa della Divina Provvidenza”.
La stessa mattina, don Guanella e suor Marcellina Bosatta, con la prima corsa del battello a vapore, raggiungevano la piccola comitiva arrivata a Casa Biffi, l’edificio che avevano individuato in via Santa Croce (l’attuale via Tommaso Grossi) al numero civico 22, al limitare di circa 4000 metri quadrati di terreno coltivati ad orto, vigna e prato, con alcuni alberi da frutta, «nella posizione più amena e più salubre di Como» (L. Guanella, Statuto dei Figli del Sacro Cuore, 1898). Nasceva così, centoquarant’anni fa, la nostra Casa.
Verso la metà di maggio suor Chiara Bosatta raggiungeva la comunità, inviata da don Luigi quale prima vice superiora e madre maestra delle novizie. Vi rimarrà fino al 13 dicembre dello stesso anno quando, gravemente ammalata, tornò a Pianello del Lario, dove rese l’anima a Dio il 20 aprile dell’anno successivo. I primi ospiti della Casa, oltre alle religiose e alle orfanelle giunte da Pianello del Lario, furono giovani aspiranti domestiche, qualche filandiera e studentessa bisognosa d’alloggio per la frequenza della scuola in città.
Ma presto la Casa, ingrandendosi a poco a poco, si trovò ad aprire le porte ad ogni categoria di poveri e ammalati, perché, secondo don Guanella, doveva diventare un «asilo aperto a tutte le disgrazie» (L. Guanella, Origine della Piccola Casa della Divina Provvidenza, in La Providenza, dicembre 1892).
Don Guanella non voleva escludere nessuno dalla sua carità: «Lo scopo suo [della Piccola Casa] è dunque, ad imitazione del Cottolengo, di venire in aiuto di quel maggior numero di bisognosi che sia possibile, d’ogni età, classe e sesso, secondo gli aiuti e gli indirizzi della divina Provvidenza» (L. Guanella, Norme principali per un Regolamento interno nella Piccola Casa della Divina Provvidenza in Como).
Proprio per evitare l’omonimia con l’Istituto di San Giuseppe Benedetto Cottolengo a Torino, l’istituzione comasca, inizialmente chiamata “Piccola Casa della Divina Provvidenza”, dovette «modificare la sua denominazione e per innanzi si dirà Casa della Divina Provvidenza» (Dichiarazione, in LDP, febbraio 1897).
«La nostra istituzione prende nome della divina Provvidenza, perché ha fede viva vivissima nella divina Provvidenza, senza il cui aiuto non sarebbe sorta, non avrebbe potuto diffondersi e non potrebbe mantenersi e prosperare» (L. Guanella, Regolamento per i Figli del Sacro Cuore).