Era martedì, quel 24 marzo del 1908. Proprio nell’ora in cui si celebravano i Primi Vespri della solennità liturgica dell’Annuncio dell’Angelo a Maria, a Como, nella penombra della chiesa del Sacro Cuore, «in quell’ora tarda, mentre il silenzio misterioso della notte faceva pulsare con insolita gagliardia i nostri cuori» – ricorderà don Leonardo Mazzucchi, uno dei più giovani confratelli presenti a quel momento – don Guanella assieme ad altri diciassette compagni emetteva i Voti perpetui nella Congregazione dei Servi della Carità.
Quante preoccupazioni e sofferenze di spirito gli era costato quel traguardo! Ai Dicasteri della Curia romana non era molto chiaro chi fossero i Servi della Carità dal punto di vista giuridico, sia davanti alla società civile che davanti alla Chiesa: una “Pia Unione” di sacerdoti e laici, o una Società di attività apostolica, un’associazione ecclesiale con voti privati…, o propriamente un Istituto di vita religiosa, con voti religiosi ufficiali e pubblici?
Il progetto dell’Istituto don Luigi lo aveva ben definito nella mente e nel cuore, anche con l’esperienza che aveva avuto vivendo da salesiano per tre anni con don Bosco. Però non lo aveva ben delineato sulla carta e, in larga misura, neppure nella comprensione dei suoi confratelli. Alcuni tra loro non avevano maturato a sufficienza la decisione per una vita religiosa e si erano semplicemente associati a lui per collaborare alle grandi opere che andava realizzando nella Chiesa per i poveri. Diversi sacerdoti diocesani era attirati dalla sua personalità, ricca di fascino evangelico; ma non ne percepivano specificamente il carattere della consacrazione a Dio nella forma voluta e riconosciuta dalla Chiesa per gli Istituti religiosi: Voti, vita comune, fine ben definito, governo, formazione, strutture.
Gli eventi di quella sera sono raccontati con profonda emozione ancora da don Mazzucchi «Don Luigi Guanella disserrò il labbro alla sua parola umile, buona, semplice: ma non parlava la sua bocca, parlava […] il suo cuore grande, la sua anima santa […]. Quando lo udimmo ringraziarci per avergli dato modo coll’accogliere il suo invito e metterci al suo seguito, di stringere dinanzi a Dio quei vincoli benedetti […]; oh! allora il nostro cuore non ne poté più, e versammo lacrime di amore, di tripudio santo, di pentimento, di riconoscenza che ci segnarono nell’anima un solco da non cancellarsi mai».
Per don Guanella con l’annuncio a Maria, Dio si affida a lei che, volgendo il suo sguardo su di lui fatto bambino bisognoso di tutto, lo accoglie tra le sue braccia, diventando Madre della Divina Provvidenza. Nell’annuncio a Maria si riflette la paternità di Dio che si serve di Lei come ministra di aiuto ai poveri. È colei che guarda con tenerezza materna e soccorre nelle pene, garantendo che chi ricorre a lei non rimarrà deluso.
In questa Madre anche lui e i suoi Servi della Carità devono rispecchiarsi, guardandola come modello di fede e di carità. Nelle case guanelliane l’Annunciazione è legata alla fiducia nella Provvidenza divina, con Maria che custodisce Gesù come il più povero e bisognoso. Maria ha detto il suo “sì” al Signore, accogliendo il piano di salvezza: don Guanella invita i suoi seguaci a imitare questa disponibilità: «Accada anche per noi così».