È online il primo numero del 2025 de La Divina Provvidenza (una voce della carità), periodico trimestrale fondato da San Luigi Guanella.

LEGGI LA DIVINA PROVVIDENZA

“Disponiamoci al trionfo di Gesù che nella Pasqua risorge trionfante” (San Luigi Guanella)

Scrive don Domenico Scibetta, iniziatore della Discoteca del Silenzio: “Erano le 21:45 di 20 anni fa (2 aprile 2005). Era il primo sabato del mese, dedicato alla Divina Misericordia. La S. Messa, che apriva la Discoteca del Silenzio di quella sera, era da poco terminata quando, dall’ambone, venne data notizia che Giovanni Paolo II era tornato al Padre.
Chi c’era ricorda come la commozione, la mestizia e il pianto invasero gli animi dei presenti nel Santuario del S. Cuore quella sera. Ma poi, una grande carica interiore riscaldò il nostro cuore, tramutandosi in una preghiera – alternata a ritornelli cantati e silenzio adorante – ancor più fervida e sentita.
Da lui ricevemmo il mandato di mettere l’Eucaristia al centro, e fu sempre lui a citare la Discoteca del Silenzio in un suo messaggio autografato, che ancora si custodisce, confermandone il valore come iniziativa e luogo privilegiato per giovani e simpatizzanti guanelliani nel nostro stare “cuore a cuore” con Gesù.
Sia lui, dal Cielo, a sostenere e alimentare il nostro amore per l’Eucaristia; sia lui a ispirarci il coraggio di far partire, dall’Eucaristia adorata, quella vissuta, in un servizio di Carità “senza misura”.
𝗦𝗔𝗡 𝗚𝗜𝗢𝗩𝗔𝗡𝗡𝗜 𝗣𝗔𝗢𝗟𝗢 𝗜𝗜, 𝗽𝗿𝗲𝗴𝗮 𝗽𝗲𝗿 𝗻𝗼𝗶!!!”

La sera del 5 aprile 1886, dal molo di Pianello del Lario, partirono su una barchetta due suore con alcune orfanelle e poche suppellettili. Arrivarono a Como la mattina del giorno seguente, per dare inizio alla “Piccola Casa della Divina Provvidenza”, conosciuta oggi come Casa Divina Provvidenza.

«In una serata dell’aprile 1886 si presentarono alla riva del lago due suore, […] con alcune orfanelle, e là pronta era una barchetta con quattro letti e poche masserizie. Il nostro padre Mario Bosatta, che non ne sapeva nulla, vedendo esclamò: “Ho capito… Ecco lo sciame che si stacca dall’alveare…”. Intanto il piccolo convoglio vogò per tutta notte alla volta di Como. E si rinchiuse nella casa Biffi affittata in via Tomaso Grossi. Colà il piccolo sciame, colla preghiera, col lavoro, nella confidenza in Dio, lavorava, aspettava l’aiuto della divina provvidenza»

Sono numerose le parrocchie che al sopraggiungere della Pasqua celebrano le prime Comunioni. La prassi pastorale attuale differenzia da quella in uso ai tempi di don Guanella, tuttavia possono utilmente essere presi ancora in considerazione alcuni valori da lui richiamati, ricordando i «momenti dolcissimi» che visse in quel Giovedì Santo 8 aprile 1852, giorno del suo primo incontro con Gesù nell’Eucaristia.

Nell’operetta Cinquanta Ricordini delle Sante Missioni, contrastando le abitudini del suo tempo, ricorda ai genitori l’importanza di far ricevere in età ancora verde questo Sacramento: «Non è giusto si ritardi oltre agli otto, ai dieci, ai dodici anni tal gioia celeste» perché sarebbe triste se il peccato grave prendesse posto prima di Gesù nel loro cuore. Resta poi a loro l’impegno di vigilare sulla condotta dei figli perché possano accostarsi frequentemente al banchetto eucaristico. Questa operetta è del 1887: l’8 agosto 1910 San Pio X proporrà queste linee a tutta la Chiesa con il decreto Quam singulari Christus amore.

A chi è impegnato nella catechesi offre l’esempio di suor Chiara Bosatta che «raccoglie quelle animuccie, le guarda con grand’occhio di fede e le raccomanda a Dio: misura i loro passi, le accompagna fino al gran giorno». Sottolinea che la Comunione ricevuta spesso fa progredire nella comprensione del Mistero ed è difesa e speranza per il futuro: «Il giorno della prima Comunione è un riparo al passato, una gioia per il presente e per l’avvenire, è un godimento altissimo, una caparra di fiducia».

La Porta Santa è un altro segno che accompagna il Giubileo. L’apertura della Porta Santa da parte del Papa costituisce l’inizio ufficiale dell’Anno Santo. A differenza del Giubileo della Misericordia (2015-2016) dove c’erano Porte Sante in tutte le Diocesi del mondo, per il Giubileo 2025 sono solo cinque le Porte Sante aperte: presso le quattro Basiliche Papali di Roma (S. Pietro, S. Maria Maggiore, S. Giovanni in Laterano, S. Paolo fuori le mura) e presso il Carcere di Rebibbia, sempre a Roma.

Nel Vangelo di Giovanni, Gesù si presenta come la porta: «In verità, in verità io vi dico: io sono la porta delle pecore […] Io sono la porta: se uno entra attraverso di me, sarà salvato; entrerà e uscirà e troverà pascolo» (Gv 10, 7.9). Dal punto di vista simbolico, la Porta Santa assume un significato particolare: è il segno più caratteristico, perché la meta è poterla varcare. Nel varcare la Porta Santa, il pellegrino si ricorda le parole di Gesù nel Vangelo di Giovanni che abbiamo citato: «Io sono la porta». Il gesto esprime la decisione di seguire e di lasciarsi guidare da Gesù, che è il Buon Pastore. Del resto, la porta è anche il passaggio che introduce all’interno di una chiesa. Per la comunità cristiana, non è solo lo spazio del sacro al quale accostarsi con rispetto, ma è segno della comunione che lega ogni credente a Cristo: è il luogo dell’incontro e del dialogo, della riconciliazione e della pace che attende la visita di ogni pellegrino.

📌 “DISCOTECA DEL SILENZIO” ✨
📍 Santuario Sacro Cuore – Opera Don Guanella, Como

Vivi un’esperienza speciale di raccoglimento e preghiera: l’adorazione eucaristica notturna ti aspetta nella pace e nel silenzio del cuore.

🗓️ Date degli incontri (dalle 21:00 alle 00:00):

🌟 «La santissima Eucaristia è il sole della terra, la vita del mondo, il vero Paradiso in terra per tutti i cristiani che fermamente credono»
(San Luigi Guanella)

📍 Via Tommaso Grossi, 18 – Como

🙏✨ Ti aspettiamo per un momento unico di spiritualità e silenzio.

Oggi, 07 marzo 2025, primo venerdì del mese e di Quaresima: in Santuario alle 17.30, ci sarà l’ostensione della Sacra Spina con il vespro solenne

La sera del 24 marzo 1908, nella chiesa del Sacro Cuore a Como, don Luigi Guanella e un gruppo di sacerdoti suoi collaboratori emettevano i primi voti semplici perpetui come Servi della Carità.
Ricorda don Leonardo Mazzucchi, che sarà poi il suo secondo successore: «In quell’ora tarda, mentre il silenzio misterioso della notte faceva pulsare con insolita gagliardia i nostri cuori […] Don Luigi Guanella disserrò il labbro alla sua parola umile, buona, semplice: ma non parlava la sua bocca, parlava […] il suo cuore grande, la sua anima santa […]. Quando lo udimmo ringraziarci per avergli dato modo coll’accogliere il suo invito e metterci al suo seguito, di stringere dinanzi a Dio quei vincoli benedetti […]; oh! allora il nostro cuore non ne poté più, e versammo lacrime di amore, di tripudio santo, di pentimento, di riconoscenza che ci segnarono nell’anima un solco da non cancellarsi mai».

Nella sua autobiografia Le vie della Provvidenza, don Guanella ricorda che nel presbiterio della chiesa di Fraciscio c’era un dipinto di San Giuseppe il cui volto era quello di Carlo Gilardi, un anziano del paese vissuto fino a 115 anni. Interrogato sulle terapie che usava, aveva risposto: «Io mangio polenta anche tre volte al giorno ma condita generalmente di un po’ di burro e formaggio; ho avuto cura di tener difese le estremità del corpo da freddo e umidità e non ho avuto malattie mai o quasi mai». È l’immagine di San Giuseppe che consegna sovente negli scritti alle sue Congregazioni come programma: vita appartata, poche pretese, semplicità di cuore. Ricorda nella Lettera Circolare del 20 ottobre 1910: «“Circulus et calamus fecerunt me doctum”, scrive S. Agostino; i Servi della Carità si faranno più sani nel corpo, più sapienti nella mente e soprattutto sani nel cuore, se potranno affiatarsi da veri fratelli e comunicarsi le proprie idee con semplicità ed affetto». Ed esorta alla fiducia in San Giuseppe, invitando a impegnare di più il Santo ad ottenerci le grazie di cui abbiamo bisogno, rivolgendosi a lui scelto come speciale protettore e in cui confidare con tutto l’animo. Don Guanella avrebbe certamente condiviso il pensiero di Papa Francesco che unisce la semplicità di tratto alla concretezza dell’azione: «È bello ascoltare i piccoli… non dicono cose strane, “nell’aria”; dicono cose concrete, e alle volte troppo concrete perché hanno quella semplicità che Dio dà ai piccoli».

«Andiamo a Gesù per mezzo di Giuseppe,
amico del Sacro Cuore»
(L. Guanella)