Avvento, tempo favorevole di grazia

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CARISSIMI AMICI E FEDELI DEL

SANTUARIO DEL SACRO CUORE

con la prima domenica del mese di dicembre diamo inizio al tempo liturgico dell’Avvento, tempo favorevole di grazia che ci aiuta a vivere la dimensione dell’attesa piena di speranza così da giungere al Natale aprendoci allo stupore, alla gioia e alla gratitudine verso Dio, nostro Redentore, il quale, assumendo la debolezza della carne, innalza la nostra umanità alla dignità divina.

Il tempo che stiamo vivendo però è ancora contrassegnato da tanta violenza, in particolare da troppi focolai di conflitti bellici che sembrano comporre quella che Papa Francesco definisce una «terza guerra mondiale a pezzi». L’odio sembra più forte dell’amore, il sopruso sembra più forte del rispetto, la morte sembra avere la meglio sulla vita. E quindi che fare? Come possiamo essere strumenti di pace? Occorre partire dalla nostra quotidianità. Si diventa costruttori di pace se nel nostro piccolo ognuno di noi riscopre i gesti più semplici: la cura del proprio linguaggio; il coraggio di saper dire “grazie”; la cura della vita altrui attraverso la solidarietà e la giustizia; la conoscenza e la promozione della difesa dei diritti umani; la partecipazione attiva alla vita della comunità civile ed ecclesiale; l’ascolto e il rispetto reciproco; l’attenzione ai più deboli e fragili; la responsabilità, la cura e il rispetto della natura. Insomma anche noi possiamo dare il meglio di noi!

È bello allora invocare Gesù come il Messia, attribuendogli uno dei titoli che suggerisce il profeta Isaia: «Principe della pace» (Is 9,5). Sia Lui la nostra guida.

Mi hanno colpito molto le parole del cardinale Pierbattista Pizzaballa, patriarca di Gerusalemme dei Latini e che credo dobbiamo fare nostre: «Avere il coraggio dell’amore e della pace qui, oggi, significa non permettere che odio, vendetta, rabbia e dolore occupino tutto lo spazio del nostro cuore, dei nostri discorsi, del nostro pensare. Significa impegnarsi personalmente per la giustizia, essere capaci di affermare e denunciare la verità dolorosa delle ingiustizie e del male che ci circonda, senza però che questo inquini le nostre relazioni. Significa impegnarsi, essere convinti che valga ancora la pena di fare tutto il possibile per la pace, la giustizia, l’uguaglianza e la riconciliazione. Il nostro parlare non deve essere pieno di morte e porte chiuse. Al contrario, le nostre parole devono essere creative, dare vita, creare prospettive, aprire orizzonti. Ci vuole coraggio per essere capaci di chiedere giustizia senza spargere odio. Ci vuole coraggio per domandare misericordia, rifiutare l’oppressione, promuovere uguaglianza senza pretendere l’uniformità, mantenendosi liberi».

Chiediamo al Signore, in questo nuovo anno liturgico, di guidarci nel cammino così da poter sentire nuovamente e fare nostre le parole degli angeli nella notte di Natale che annunciano la nascita di un Bambino che è portatore di «pace in terra, agli uomini amati dal Signore».

Buon cammino di Avvento e buon Natale a nome di tutta la nostra comunità religiosa.

don Francesco Sposato, rettore