Sono stato invitato dall’avv. Luigi Martino Volta, discendente diretto di Alessandro Volta, e ho partecipato con alcuni confratelli alla tavola rotonda organizzata dalla basilica cattedrale di Como nel Teatro Sociale (costruito su delibera comunale quando Volta era presidente del Consiglio comunale di Como).
In lui si congiungono felicemente fede sincera e scienza illuminata (siamo in pieno illuminismo). Le due statue infatti che accolgono all’entrata sia del tempio voltiano che alla tomba di Camnago rappresentano la fede e la scienza.
Luigi Volta ha mostrato nel foyer del teatro due prototipi della pila: una a corona e l’altra a colonna di tazze, che producendo corrente elettrica a 15 volt, accendevano due lampadine colorate.
Il nostro scienziato da bambino non era molto loquace. Dirà la prima parola a 4 anni. Questo ritardo nello sviluppo del linguaggio preoccupò molto i suoi genitori anche per quello che disse: no! Solo a 7 anni sviluppò una buona capacità comunicativa. Aveva 3 fratelli che diventarono sacerdoti e 2 sorelle che si fecero suore. Studiò dai gesuiti a Como, seguendo studi umanistici e di filosofia. Proseguì per un periodo in seminario, anche perché la famiglia sperava che intraprendesse una carriera religiosa. Intorno ai 17 anni, scelse di non seguire la strada del sacerdozio né quella degli studi giuridici voluta dalla famiglia, e si dedicò allo studio della natura, leggendo le opere di importanti studiosi dell’elettricità, come il Beccaria, il Nollet e altri. Trovò dal suo amico Gattoni i testi scientifici di cui nutrire la sua “curiositas”. Non frequentò l’università ma fu docente di fisica e rettore dell’Università di Pavia.
La sua biografia sarebbe lunga ma qui ci preme ricordare la figura di san Luigi Guanella e Alessandro Volta.
Il 2 giugno 1899, nell’ambito delle celebrazioni per il centenario della pila, don Guanella accolse a Casa Santa Maria della Provvidenza, a Lora, circa trecento partecipanti al Congresso internazionale dei telegrafisti. Offrì un pranzo di accoglienza e presentò il suo progetto di realizzare sulla collina di Lora un grande faro elettrico, sormontato dalla statua del Sacro Cuore, che rendesse omaggio a Volta illuminandone idealmente la casa natale e la tomba.
Il progetto non fu realizzato, ma esprime bene la sua intenzione di presentare la scienza come alleata della fede.