CARISSIMI AMICI E FEDELI DEL SANTUARIO DEL SACRO CUORE
«Dio è Amore»
San Giovanni Apostolo ed Evangelista, dopo l’ascensione di Gesù, andò a vivere ad Efeso insieme a Maria. Gesù in croce aveva detto a Giovanni: «Ecco tua madre!». E da quell’ora il discepolo l’accolse con sé. Giovanni visse ultracentenario. Ormai vecchio, erano i cristiani a portarlo al luogo delle riunioni dei discepoli. San Girolamo narra che la sua predicazione era sempre la stessa: «Figlioli, amatevi gli uni gli altri». A chi gli domandava perché ripetesse sempre la stessa frase, rispose: «Perché è precetto del Signore, se questo solo si compia, basta».
Non dobbiamo cercare a tutti i costi la novità
Dobbiamo parlare di ciò che è noto. La vita si gioca nel quotidiano e non sulle novità. «Carissimi, amiamoci gli uni gli altri, perché l’amore è da Dio e chiunque ama è nato da Dio e conosce Dio. Chi non ama, non ha conosciuto Dio, perché Dio è amore» dice San Giovanni (I Gv 4,7-12). Solo chi ama può conoscere Dio perché Dio è Amore. Con la parola «amore» intendiamo le cose più importanti della nostra vita.
L’amore è gratuito
Friedrich Nietzsche, che non si limitava a negare Dio, ma tutto ciò che orbita intorno a Dio, riteneva che l’amore cristiano serve a mantenere il potere delle istituzioni religiose e a reprimere la volontà di potenza individuale.
Nella mia vita, invece, ho sperimentato la gratuità di essere stato amato. L’ateo che nega Dio nega la gratuità. Se dice Dio non esiste, dice che nel mondo si fa tutto per interesse. Io credo nella gratuità anche se non ne sono pienamente capace. Credo in Dio perché ho sperimentato la gratuità del suo Amore anche se non sono pienamente capace di corrispondere al suo amore, non sono pienamente capace di gratitudine e riconoscenza.
E il male?
Siamo dinanzi a un mistero: il misterium iniquitatis. San Paolo ne parla nella sua Seconda Lettera ai Tessalonicesi (2,7) per descrivere la forza malvagia e occulta già operante nella storia, che agisce sotto le apparenze del bene. La risposta al male sta nell’amore. Dobbiamo imparare a vivere con la nostra ombra, nella consapevolezza che solo Dio può sconfiggere il male. Solo Cristo, Luce senza tramonto, può eliminare le tenebre.
L’amore è il legame tra il tempo e l’eternità
Le tre grandi religioni monoteiste hanno origine in Abramo e rappresentano la fede (Islam), la speranza (Ebraismo) e la carità (Cristianesimo). La carità può unificarle.
Karl Rahner afferma che Dio sia irraggiungibile e inconoscibile intellettualmente, ma lo si può incontrare solo nell’amore. Solo nell’atto di amare (in particolare il prossimo) l’uomo rompe i propri confini egoistici e si apre all’Infinito. «Solo nell’amore posso trovarti, mio Dio» scrive in Tu sei il silenzio.
Etty Hillesum nel suo diario annota: «Dio è in noi come se fosse sepolto». E descrive, quindi, la necessità di “dissotterrare” Dio dentro di sé, specialmente nel contesto del dolore e dell’olocausto.
Se conosci Dio, ami! E se ami, conosci Dio!
Come applicare questo discorso alla vita?
«Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo figlio unigenito». L’amore di Dio è concreto, è una Persona, è Gesù. Per noi Gesù è una domanda ed una provocazione allo stesso tempo. Dio viene e viene come uomo. C’è chi crede e chi non crede. Gesù rivolge ancora, oggi, a noi la sua domanda: «Voi chi dite che io sia?».
Gesù è anche una provocazione che mi spinge ad amare, non solo il Figlio di Dio che è Amore, ma anche il prossimo, perché se Lui è Figlio di Dio, di conseguenza, io sono fratello (Cfr. Fratelli Tutti). C’è un legame che mi unisce a Cristo e a tutti i fratelli.
Amare non è facile
Le grandi crisi, anche sociali, nascono dalla incapacità di amare. Johann Baptist Metz ritiene che la crisi di identità del Cristianesimo è crisi di amore. Il rapporto tra comunione e missione riguarda l’amore. La comunione si costruisce nell’amore e la nostra missione è un espandersi di questo amore.
«Sono forse io il custode di mio fratello?» (Gen 4,9). Non solo sono custode e responsabile di mio fratello, ma me ne devo prendere cura, perché «Chi non ama il proprio fratello che vede, non può amare Dio che non vede» (I Gv 4,20).
don Nico Rutigliano, rettore