In questo mese – 27 GIUGNO – 91 anni dalla morte di mons. Aurelio Bacciarini

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La data del 27 giugno ci riporta la memoria della salita al Cielo di monsignor Aurelio Bacciarini, primo successore di don Guanella e Vescovo di Lugano dal 1917 al 1935. “Amministratore Apostolico” per la precisione, perché allora dipendeva dalla Diocesi di Basilea e non era stata ancora riconosciuta come Diocesi, cosa che avverrà nel 1971. Quest’anno in particolare ricordiamo il centenario della fondazione di una delle sue opere, tenacemente voluta e difesa: il Giornale del Popolo. Fin dal tempo in cui era parroco ad Arzo, Bacciarini aveva visto da vicino i danni della cattiva stampa e, da parroco di San Giuseppe al Trionfale a Roma, aveva organizzato la diffusione della stampa cattolica: non c’è dunque da meravigliarsi che la stampa sia stata una delle principali preoccupazioni del suo apostolato anche da Vescovo. Erano però tempi diversi dal nostro: la radio stava muovendo i primi passi e quasi tutte le famiglie ticinesi erano abbonate a un giornale. Tra le numerose testate attive il Giornale del Popolo seppe non solo trovarsi un suo spazio, ma ad un certo momento diventò il primo quotidiano del Cantone.

Dopo varie difficoltà e vicissitudini e vincendo anche lo scetticismo di alcuni suoi collaboratori, la prima copia come “numero di saggio” uscì giovedì 18 novembre. Un esemplare gli fu subito recato: lo portò nella cappella e il giorno dopo celebrò sopra di esso la Santa Messa, dopo averlo collocato sotto le tre tovaglie dell’altare, richieste dalle disposizioni liturgiche del tempo.

Scriveva: «Bisogna diffondere la buona stampa, specialmente il giornale cattolico. Il giornale cattolico è una lampada accesa nella casa: illumina la famiglia con la luce dell’istruzione cristiana e preserva la gioventù, in particolare, da una massa di errori che circola a distruzione della religione. È la stampa che forma il popolo; ricordatevelo bene per esserne convinti ora e sempre, che diffondere il giornale cattolico è molto più che abbellire una chiesa o costruire un altare».

Primo direttore fu monsignor Alfredo Leber, che lo resse per sessant’anni, mentre nei successivi trent’anni si ebbero ben sei direttori. Cambiarono anche diversi vescovi: dopo Bacciarini arrivarono Jelmini, Martinoli, Togni, Corecco, Torti, Grampa e Lazzeri.

Non era però sufficiente aver lanciato il quotidiano: bisognava farlo vivere e sviluppare il suo raggio d’azione. A questo scopo istituì una giornata annuale diocesana della stampa, che viene ancora celebrata col nome di “Giornata dei media”, in quanto oggi al giornale si sono affiancati via via altri mezzi più moderni di divulgazione: ma i valori richiamati da monsignor Bacciarini rimangono ancora validi.

Vi furono diversi tentativi per evitare di chiudere il giornale, ma purtroppo nel 2018, a causa di insanabili difficoltà finanziarie che si protraevano da diverso tempo, si è stati costretti a cessare la sua pubblicazione. Davvero un peccato aver perso una voce cristiana…