Sabato 29 marzo 2025 – Convegno Diocesano nel Seminario vescovile di Como. “Una liturgia inclusiva: i cinque sensi e le persone con disabilità

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• Relazione a cura di don Simone Piani, direttore dell’Ufficio per la Liturgia della Diocesi di Como
• Relazione finale a cura di padre Domenico Fidanza, responsabile del Servizio per le persone con disabilità della Diocesi di Brescia
«L’obiettivo – dice don Francesco Vanotti, direttore dell’Ufficio catechesi diocesano – è quello di non concentrarsi esclusivamente sulla catechesi, e quindi sulla dimensione dell’annuncio per le persone con disabilità, ma di assumere uno sguardo pastorale più ampio, comunitario. La riflessione che anima questo tavolo nasce dai vari ambiti pastorali rappresentati nei diversi uffici e considera la persona con disabilità come un soggetto che interessa tutti gli aspetti della pastorale. Si passa così da una pastorale settoriale a una pastorale integrale. L’obiettivo è prenderci cura della persona con disabilità nelle sue molteplici dimensioni: dall’annuncio alla cura all’interno della famiglia, dalle problematiche legate alla socialità all’insegnamento della religione cattolica, fino alla dimensione celebrativa».
La scelta del tema liturgico è suggerita dalla consapevolezza che la liturgia è la prima soglia di accesso alla vita comunitaria per le persone con disabilità. Una persona con disabilità può più facilmente partecipare a una celebrazione liturgica piuttosto che a un percorso di catechesi. La liturgia rappresenta un’opportunità per il primo annuncio della fede. «Abbiamo scelto di affrontare questa tematica anche perché crediamo che le nostre comunità siano chiamate a essere sempre più inclusive, superando le barriere liturgiche che possono ostacolare la partecipazione delle persone con disabilità».
«Alcune attenzioni pratiche possono essere adottate immediatamente nelle comunità cristiane. Ad esempio: la traduzione in LIS (Lingua dei Segni Italiana) durante le celebrazioni; l’uso di strumenti tattili e simboli per non vedenti; la realizzazione di preghiere gestuali e canti che coinvolgano il linguaggio del corpo; l’impiego di immagini, pittogrammi e gestualità simboliche».
All’inizio, entrando nel Seminario vescovile, ci si imbatte in un percorso sensoriale che ti fa fare una esperienza pratica dei cinque sensi: in ogni stanza hai la possibilità di evocare, attraverso il suono, il tatto, gli odori, i sapori e le immagini visive, pensieri ed esperienze del passato. Su un quadernetto fornito al momento della registrazione, all’ingresso, puoi annotare l’esperienza sensoriale che stati facendo.
Il Convegno poi si apre con delle testimonianze: Massimo, lettore del MAC; due ragazze di Bormio che cantano nel coro parrocchiale; una catechista che prepara alla prima comunione una persona con disabilità cognitiva. La collaborazione con gli altri è fondamentale: il gruppo e la comunità parrocchiale. Una giovane coppia di Maccio racconta l’esperienza della prima figlia con la trisomia 21. Anche in questo caso la comunità parrocchiale è molto accogliente e partecipativa. Il loro approccio è improntato sulla “normalità” perché “la disabilità non può essere un handicap” (Stephen Hawking).
Tra i suggerimenti proposti si ricordano qui: “bisogna sforzarsi di fare con loro e non fare per loro”; “è necessario abbattere la barriera della diffidenza e del pregiudizio”; “rendere le strutture accessibili e i cuori accoglienti”.
L’intervento formativo è stato tenuto da don Simone Piani, il quale ha indicato un percorso per aiutare i partecipanti al convegno ad assumere una visione accogliente e inclusiva. Non esiste una liturgia che non si fonda su una ecclesiologia. Dimmi come celebri e ti dirò che idea hai di chiesa. Il Concilio Vaticano II ci ha indicato tre pilastri su cui fondare la nostra celebrazione liturgica: la liturgia a servizio della vita, la liturgia che non esaurisce l’azione della Chiesa e la liturgia che è fonte e culmine della vita stessa della Chiesa (vedi costituzione dogmatica sulla liturgia, Sacrosantum Concilium). Cosa fare per vivere pienamente la liturgia? Qui don Simone ha introdotto il concetto di “partecipazione attiva” che non vuol dire che ciascuno deve fare qualcosa. Si tratta di vivere la verità del fatto celebrativo. Vuol dire che ogni gesto che si fa durante la liturgia deve essere vero e non finzione. Non si tratta di operare un adattamento liturgico, né un accomodamento. Soprattutto i preti devono chiedersi qual è la qualità della mia azione liturgica? Certo, la liturgia, poi non la fa solo il sacerdote ma tutto il popolo di Dio che partecipa alla celebrazione. La via da percorrere allora è quella di “riappropriarsi dell’atto liturgico” come scriveva Romano Guardini. Dobbiamo superare la barriera dell’intellettualismo (devi capire tutto quello che avviene nella liturgia), della freddezza (quella ritualità, cioè, che non ti fa sentire a casa, che non ti accoglie), della bruttezza (una liturgia sciatta e disordinata).