Ne vale proprio la pena?

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Nell’ateo come nel credente può nascere la stessa domanda: come è possibile ispirare cristianamente una società profondamente materialista? Pensare di cambiare stili di vita e convinzioni lontane dal Vangelo che sono sedimentate nei comportamenti umani? Non è per caso una pia illusione?

Oppure: non è forse una presunzione per la Chiesa cercare di cambiare modi di essere e di pensare che sono in dissonanza con la pro- posta evangelica di Gesù e che si sono incro- stati nella storia?

Forse in tanti secoli di attività evangelizzante
non è che la Chiesa possa essere soddisfatta
dei risultati raggiunti: la nostra Europa sembra aver dimenticato le sue radici cristia- ne. È certo che i cristiani si devono svestire dello spirito della conquista, del tenta- tivo del recupero di un terreno perduto.
Nel rapporto con il mondo i cristiani percepiscono la gioia di annunciare e trasmet- tere Gesù Cristo, la sua Parola di verità, l ‘appetibilità del suo amore. Sanno di do- nare speranza all’uomo anche perché quello che annunciano non è il frutto di una filosofia umana bensì espressione dell’amore di Dio che si è rivelato nella Pasqua. E la società così come giace a sua volta chiede ed implora un rinnovamento di men- talità, di contenuti per i quali vale la pena di vivere, significati con i quali introdursi ad una esperienza di felicità.
Nonostante che la vita della società moderna possa generare motivi di sfiducia, il credente e la comunità cristiana sono certi di innescare nel tempo cammini di cam- biamento con la verità e le dinamiche dell’amore.
Il Signore Gesù è risorto ed è presente nella storia.